Tacitiana prima (l’alba)
Le tue labbra di fresco pesco si posarono lievi sui miei occhi di mare sgravandone il
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Le tue labbra di fresco pesco si posarono lievi sui miei occhi di mare sgravandone il
Coonestando la svolta con il bisogno d’amore trascegliesti la fondatezza di fredda
Lo stanziale merlo giurò amore e vassallaggio all’errabonda rondine lasciandola migrare
Ti vidi nel pianto e raccolsi nei palmi il tuo affranto viso Nelle mie mani ora di me le
Affidai il seme dell’anelito al vento che lo rese all’ubertoso suolo delle
Fu nel tuo illuminarmi in quel di luglio che mi dicesti t’amo Spoetizzato or
L’albeggiare sulle lise bugne ridesta gli amanti che al canto del gallo si donano un
Aquilone sospeso fra terra e luna volteggio inanimate pertinenze anelando l’incipiente
Tu mi cogliesti avvizzito e camuso dal gelo nell’acredine d’un plumbeo livore Io rifiorii in
Nell’aprico cangiante sipario dell’aurora dipinta l’amore di te è acquerello di letizia
Non tace il sapore di te soffuso nel verboso evo ove l’anima mia mendica il calore del tuo
Io ti rincorro e se mi sfuggi è perché mi rincorri Sei foglia che tarda il suolo musicando
L’eloquenza del tuo ciglio mi donò il voto migliore nell’elegia di quello sguardo d’amore che
Nutrita dal nostro amore nacque dalla vite migliore quel vino fruttato in due coppe
Se di te penso Di te languo il calore smanio il sapore e concupisco il colore Esumando
Fu d’aprile che m’acclarasti amore Ed or che di maggio è
Rannicchiata la geisha stringe nell’occaso il muto suo dolore invocando
Imbibita dai tuoi colori l’anima mia sfrigola i policromi stinti di un’autunno
Ti vidi anzi ti rividi E tu elegiaca luna sbaluginasti fiera nel mio ciglio di mare Poco
Arido d’amore più non amo Perché io amo l’adamantino senza il quale il lento