Cafè-chantant
Sei nel sudario bianco di giovane purezza Carlos La Butte avvolta nel buio del cordoglio Avresti immaginato che la porta…
Li porti male i tuoi trent’anni. Ne ho 26. Ne dimostri quarantasei. A volte me li sento. Ecco, a parlar così ne dimostri sedici. Simpatica. E che faresti? Scrivo. Ah, scrivi. E cosa. Poesie, racconti, cose così. Adesso ne dimostri sei. Un po’ infantile no? Cosa. Poesie. Magari d’amore. Anche. E quando avresti iniziato a scrivere? Era in prima elementare, la maestra si chiamava Liliana. Prima ci faceva scrivere le lettere dell’alfabeto, grandi, poi… Ti credi spiritoso? Ci provo. E a chi le fai leggere le tue poesie? Ah non saprei, ho regalato qualche libro qua e là. Che libro? I miei. I tuoi. E perché, quanti ne avresti scritti. Due. Ah sì? Eh sì. E di cosa parlerebbero? Te l’ho detto, poesie. Cioè il primo solo poesie, il secondo è diverso. Cioè? È una storia, solo che si svolge in modo strano, tramite poesie, dialoghi, disegni anche. Tuoi? No, di un pittore. Anzi, è nato proprio perché quando ci siamo conosciuti c’è venuto di fare qualcosa insieme, e allora… Sì ok. E ci guadagni? Cosa. A scrivere. Ci rimetto. Ah ecco. Già. E di cosa camperesti? Guarda, la mia vera vocazione sarebbe fare il cameriere, è che per vivere mi tocca fare lo scrittore. E rifà il brillante. È vero. E tu faresti il cameriere per passione. Certo. Non c’hai la faccia del cameriere. Che faccia ha un cameriere perché. Non lo so ma tu non ce l’hai. Sei brutto. Sì? Tu ci sputi nei piatti. No. Sì invece. Ti dico di no. Invece sì. E tratti male le persone. Anzi. Guarda che faccia. Cos’ha. È cattiva, malvagia. Non è vero. Sì invece. Poi come si chiamerebbero i tuoi libri? Il primo si intitola Lo spreco dei vent’anni. Vedi? È un titolo da persona scocciata, è un titolo brutto. Vero? “Vero”? Baccalà. Per me hai anche le idee confuse. E perché lo avresti intitolato così poi? Ma perché mi sembrava uno spreco che nei primi vent’anni della mia vita di concreto avessi fatto solo un libro di poesie. E quanti ne volevi fare perché. No, intendo dire che avrei potuto fare qualcosa di più costruttivo. Tipo? Non saprei… Molto confuse. E poi lo avrei potuto chiamare anche Lo spreco dei ventenni. E Perché. Ma perché non sentivo di appartenere alla mia generazione. Spocchioso. E arrogante. Può essere. E il secondo com’è che si chiama? Senti non è un cane che lo chiami. Comunque &. E? No, &. Che titolo è? Beh è difficile da spiegare, dovresti leggerlo per… Guarda, non lo leggo. Spiega. No perché più o meno parla di due amanti, ma anche di un poeta e la sua musa, o di un pittore e la sua modella. Ah. Insomma quell’& presuppone che ci siano due elementi che funzionano solo se legati assieme. Tanto non lo leggerò. Fa lo stesso. E adesso che faresti? Ho scritto delle poesie su dei pittori. E a chi interesserebbero delle poesie su dei pittori? Magari ai pittori. Almeno a loro, spero. Solo che sono quasi tutti morti. Non te le leggerà nessuno.
Sei nel sudario bianco di giovane purezza Carlos La Butte avvolta nel buio del cordoglio Avresti immaginato che la porta…
La rosa sbocciata nel pieno inverno è forse afflitta dell’immota vita attorno intesa, nel giardino interno la pia…
Infine è giunta, impeccabile dalla speranza a raduno chiamata perfetta di gesto e disegno di vezzi adornata e
Cobalto in zaffate sul grano mietuto Un campo di trombe che squillano Sotto il cielo sfondato di luglio La conferma dell…
Nel grembo immutabile della stanza, dove il tempo si dilata al punto da riunire in una nascita Quattro età, due
Tronco questo ambiente spoglio questo tavolo stantio, ti evoco risciacquo marginale di deserto La provincia incespicata …
Coricate sul concavo piano inferiore degli occhi tuoi Due semilune brunite; le iridi snocciolate in Prismi intarsiati
Le supposizioni t'hanno abusato. Non ascoltando quel che viene detto Guardando soltanto quel che si
Sotto i tonfi d'aria pura, che mi rimanga al fianco per le strade spalancate di nessuna conclusione, di dorsi d'ambra al…
L'ombra che incombe sospesa su quinte di tela dipinta Ch'oscilla precaria e nervosa sull'erta di pose
Le scale ad ansa per risalir la foce dei tuoi sciami verbali. Tenteranno di torcerne i rami nel loro giorno di
I palinsesti della morte inscrittisi sugli occhi quando a notte dei commiati la bottega è chiusa tutto attorno
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